Ho iniziato a scrivere a novembre 2010, quando avevo quasi 19 anni e ho finito la prima logia durante il mio diciannovesimo anno di età. È una saga letteraria per distinguere il male dal bene, attraverso lo zelo e componimenti di ricerca della verità, per scoprire i valori e compiere la giustizia. Se fossero accompagnati dagli adulti, la lettura sarebbe adatta anche ai bambini, come un film la cui visione è idonea pure ai bambini, ma tramite la presenza di un adulto, comunicando il contenuto della lettura al bambino, mediante un linguaggio adeguato alla sua mente. Della mia produzione letteraria, otto logie adatte alle vite di tutti gli esseri umani, la prima parte di un racconto è l’inizio della prima logia, di cui una parte è simile al canzoniere di Francesco Petrarca (inventore della poesia d’amore moderna) e riguardante Demetria Lovato, a causa del suo sorriso, nella fotografia con cui ho scoperto la sua esistenza. Ma dalla pubblicazione del video musicale “Neon lights” ha smesso di attrarmi, perché ha cambiato comportamento pubblico.
Questo è il link per comprare le logie della mia saga letteraria:
Estratto della prima logia
la notte appena trascorsa, una notte novembrina del 2009, ho sognato un’anima proveniente dal paradiso che mi ha avvertito che imminentemente, in una mattina di luminosa, splendente e profumata primavera, si sarebbe rivelata una creatura ultraterrena, una creatura angelica, una creatura non appartenente al mondo dei mortali, avvisandomi di onorare il tuo arrivo e di magnificarti, lodarti, elogiarti, encomiarti e osannarti scrivendoti delle liriche, delle laude, delle poesie. Per me non è soltanto un dovere, ma anche un vero piacere descrivere un miracolo vivente, elencare le infinite e sublimi bellezze di una creatura amena e leggiadra, un essere colmo di grazia e poesia qual è Demetria, magnificare il suo soggiogante e ipnotizzante fascino lucente, lodare il suo abbacinante e accecante splendore avvenente, elogiare il suo intenso e invitante profumo sbalorditivo, encomiare il suo puro e infinito amore solenne, osannare il suo fulgido e scintillante cuore senza tempo e onorare la sua rigogliosa e cangiante anima, da cui si ode una stupefacente e risonante melodia rilassante. Mi è stata assegnata una missione irrealizzabile, in teoria sarebbe impossibile lodare, elencare, classificare e descrivere le grazie di un angelo mediante accenti, lettere e parole concepite dalla mente umana, ma forse attraverso pregi come: ottimismo, perdonismo, moralismo, sentimentalismo, pacifismo, anticomodismo, anticonsumismo, ambientalismo, animalismo, tenacia, spiritualismo, antimaterialismo, una dose di ossessione e fortuna divina posso ottemperare al compito affidatomi. Le parole mi stanno venendo fuori come un fiume in piena, come se ci frequentassimo da quando eravamo bambini, come se mi avessero già parlato di te, come se qualcuno mi avesse inconsciamente inculcato una tua descrizione. Agitato e pensieroso all’idea di consegnare la sua opera, gli balenò in mente come tutto ciò ebbe inizio. Era una notte novembrina e mentre dormiva nella sua dimora sognava un essere angelico che gli diceva:
La mattina seguente, confuso ma convinto, si mise a lavoro e tempo dopo, quando ebbe finito il suo manoscritto, si avviò frettolosamente e zelante nella foresta, con il suo scritto precedentemente immerso nelle pure e sconfinate acque dellago d’amore della sua anima, asciugato dinanzi al sole della speranza. Mentre procedeva nei boschi, improvvisamente, la maggior parte della flora scomparve sostituita da uno strano contesto: pali metallici la cui estremità superiore emanava luce, bizzarri uccelli cento volte più grandi di un’aquila e rumorose carrozze prive di cavalli. Sempre più confuso ma deciso, si sedette sotto l’ombra di un salice piangente, paziente e dubbioso, in attesa della sua dama, ma allo scoccare della nona (multiplo perfetto della Trinità) ora antimeridiana…eccola…manifestarsi con tutto il suo amore, il suo cuore e la sua anima. L’innamorato percepiva dentro di lui una innaturale ed energetica vitalità rigenerante, come un albero privo di foglie che torna a ripopolarsi di vive e verdi foglie, l’amata procede lentamente e soavemente in uno sfondo di sgargiante e appariscente autunno estivo, su un tappeto di foglie che vanno dal rosso fuoco al giallo paglia. Sopra di lei, i rami degli aceri punteggiati qua e là di foglie caratterizzate dal tipico colore autunnale costeggiano il sentiero e sono talmente lunghi da intersecarsi tra di essi, intrecciando un sorprendente soffitto naturale, come se la donzella fosse una fonte di energia vitale illimitata e gli alberi volessero attingere da essa e sopra tutto ciò, un azzurro e limpido cielo sgombro da nuvole, come se volessero facilitare il passaggio della dama. Inebriato dal suo amore, infatuato dal suo cuore e ammaliato dalla sua anima, il cavaliere rimase vittima della sua magnificenza, come se l’acqua di un lago riuscisse a sfondare una diga eccellentemente progettata, egli non riusciva a divincolarsi dalla sua morsa, tacito, immobile, ammutolito, allora prese un lungo e profondo respiro e si liberò, si alzò, le corse dietro, si inginocchiò davanti a essa e con la testa china, impugnò la lettera, gliela protese e le disse:
« Per me? » disse lei sorridente.
« Sì » proferì lui intimidito.
« Alzati, non c’è un motivo valido per comportarti così » fece lei, ridendo benignamente.
« Scusami » disse lui, alzandosi imbarazzato e grattandosi la nuca.
« Di cosa si tratta? » proferì lei sorridendo.
« Di un’ opera letteraria »
« Grazie »
« Di nulla »« Credo sia la prima volta che qualcuno mi regala un dono del genere »« Non è niente di che, un semplice pensiero »« Beh, questo dovrò deciderlo io, non credi? »« Certo »« Nessuno, prima d’ora, mi aveva mai trattata così garbatamente, così rispettosamente, con così tanta devozione ed elevazione »
fece lei, improvvisando un’amorevole e graziosa giravolta.
« Ti ringrazio »« Sediamo in quella panchina laggiù? »
disse lei, indicando una panchina nelle vicinanze.
« Sì »« Perché indossi abiti vecchi di almeno novecento anni? »« Una lunga storia, anzi, lunghissima »
Demetria, luce del casale di Dio,
il tuo corpo splende come l’acqua di un fiume incontaminato colpita dalla luce di un sole allegro e avvolgente, brilla come un prato verde coperto di rugiada sommerso dalla tenue e tiepida luce dell’alba, riluce come un monte ammantato dal duro e impietoso ghiaccio invernale, colpito dalla luce proveniente dai pertugi di un cielo ricolmo di nuvole, scintilla come il mio cuore ravvicinato dal tuo amore.
Amorevole,
i tuoi capelli sono morbidi e setosi come bachi da seta, sono morbidi e setosi come un tappeto di vive e verdi foglie primaverili, sono morbidi e setosi come la pelle di un bambino, come il mio cuore addolcito dalla tua anima.
Scioccante,
oggi ho domandato al mare di darmi la sua perla più bella per consegnartela in segno del mio amore puro e infinito, ma in cambio ha chiesto ciò che ho di più caro, il sentimento più puro e antico che esista, io quindi mi dissolvo nelle tenebre, perché senza il tuo amore, l’unico destino per un’anima dannata è quello di marcire perpetuamente all’inferno.
Sublime,
per vivere ho bisogno: della tua presenza per superare ogni mia disavventura, della tua allegria, della tua gioia e soprattutto del tuo sorriso per rallegrarmi nei momenti di sconforto, dell’accecante e abbagliante luce dei tuoi occhi per scacciare le tenebre dalla mia anima e del tuo puro e infinito amore per rimanere in vita.
Leggiadra,
quando cammini gli uccelli cantano, mentre parli si aprono i fiori, quando ti addormenti cade il tramonto e mentre ti svegli sorge l’alba.
Amena,
la terra e il mare si sono saziati di infiniti tornado, spiegami cosa ti è accaduto, il cielo si è annuvolato, raccontami cosa ti è successo, l’aria si è colmata del calore, dell’allegria e della luce del sole, dimmi cosa ti è capitato, continua a trascinare soavemente la tua mano sulla mia guancia, perché il tempo si è fermato.
Encomiabile,
il tuo profumo equivale a quello emanato dalla brezza del mattino, a quello propagato da mille fiori di lavanda, all’odore diffuso dal mare…all’essenza emessa dalle nuvole.
Rifulgente,
il castano dei tuoi occhi è la fusione tra la scura e nuda roccia del Monte Everest e il chiaro e sublime suolo lunare, tra il candido piumaggio della colomba e quello marrone e scuro dell’aquila reale, tra il fertile e rigoglioso terreno della foresta amazzonica e la luminosa e bianca pelliccia della volpe artica, il castano dei tuoi occhi è l’intersezione tra il fiume di latte e il fiume di caffè che scorrono nella tua anima.
Sbalorditiva,
se tu mi fossi vicina, diverrei catatonico, se mi guardassi, rimarrei ipnotizzato, se mi sorridessi, il mio corpo verrebbe percorso da violenti spasmi irregolari e se mi baciassi, la mia anima danzerebbe al ritmo del mio cuore.
Strabiliante,
il nero dei tuoi capelli è luminescente come il magnifico e sontuoso mantello di fitto pelo della pantera in una notte di luna piena, come il recondito e remoto spazio interstellare, come un potentissimo e oscuro buco nero, il colore dei tuoi capelli equivale al colore della mia anima se tu non esistessi.
Ipnotizzante,
il tuo sorriso luccica come una miniera diamantifera inondata dalle prime luci dell’alba, splende come il nucleo di una stella di classe spettrale O, tali stelle, le più calde e luminose in assoluto, appaiono di colore blu e vantano temperature superficiali di ventimila-quarantamila K, brilla come il riflesso della luce del sole sul mare, riluce come la mia anima toccata dal tuo amore.
Armoniosa,
le tue movenze mi ricordano quelle di una piuma d’oca mossa da una leggerissima brezza estiva, la traiettoria e lo stile aerodinamico dell’aquila reale, la traiettoria e l’eleganza idrodinamica del marlin, la traiettoria e l’espressione aerodinamica del ghepardo, le tue movenze mi ricordano lo stile di danza del tuo amore.
Onorevole,
il tuo viso è caratterizzato da una bellezza lodevole e senza tempo, riservata solo agli oceani, ai mari, ai fiumi, ai laghi, alle sorgenti, alla terra, al cielo e al cosmo.
Magnificente,
la tua voce mi rammenta il suono soggiogante e ammaliante delle driadi, delle nereidi, delle naiadi e delle sirene, il sublime e surreale canto corale delle nove gerarchie angeliche: serafini, cherubini, troni, dominazioni, virtù, potestà, principati, arcangeli e angeli, mi rimembra il risonante e invitante suono delle campane nel giorno della Natività, mi ricorda la sensazione di quando il tuo amore prese il mio cuore.
Lodevole,
il tuo capo equivale a una scultura di Leonardo Da Vinci, il tuo arto superiore sinistro a un quadro astratto di Pablo Picasso, il tuo arto superiore destro a una poesia di Guido Guinizzelli, il tuo busto a un esibizione di Luciano Pavarotti, il tuo arto inferiore sinistro a un componimento musicale di Wolfgang Amadeus Mozart, il tuo arto inferiore destro a un opera teatrale di Carlo Goldoni e il tuo sorriso celestiale a un monologo di Giovanni Paolo II.
Splendente,
i tuoi capelli scintillano come se fossero stati impregnati nella polvere di diamante, sono luminescenti come se fossero stati intrisi di polvere di stelle, illuminano come la coda delle comete, sono luminosi come la mia anima immaginata dalla tua.
Brillante,
la tua pelle è soffice come la neve di fine stagione, come un prato verde a primavera, è soffice come un letto di miele e pappa reale, come la piuma di una delle sei ali di un serafino.
Luminescente,
il fuoco che alimenta l’amore che provo per te è paragonabile a un terremoto pari al decimo grado della scala Richter in grado di polverizzare l’intero pianeta, all’eruzione di un vulcano capace di coprirlo, a un fulmine a ciel sereno in grado di traforarlo, equivale alla combustione termonucleare che avviene nel nucleo della stella più grande dell’universo e non è di certo il sole.
Luminosa,
ti amo come la prima volta che ho avuto l’occasione di guardare così raro fascino, ti amo come se ogni giorno fosse l’ultimo, ti amo come se tu ed io fossimo gli unici esseri umani al mondo, ti amo davvero.
« Per me? » disse lei sorridente. « Sì » proferì lui intimidito. « Alzati, non c’è un motivo valido per comportarti così » fece lei, ridendo benignamente. « Scusami » disse lui, alzandosi imbarazzato e grattandosi la nuca. « Di cosa si tratta? » proferì lei sorridendo. « Di un’ opera letteraria » « Grazie »
« Di nulla »« Credo sia la prima volta che qualcuno mi regala un dono del genere »« Non è niente di che, un semplice pensiero »« Beh, questo dovrò deciderlo io, non credi? »« Certo »« Nessuno, prima d’ora, mi aveva mai trattata così garbatamente, così rispettosamente, con così tanta devozione ed elevazione »